ALL. NR. 145) PRIMA DI PRONUNCIARSI, GLI ARTISTI VANNO SEMPRE CONOSCIUTI.
FRANCO CALIFANO !
MOLTA GENTE NON LO CONOSCE.................
Poi c'è, anche chi lo detesta ed anche chi lo ritiene praticamente "Zero" !
Ok, a chi piace l'arte e non piace Leonardo o Michelangelo o Giotto o Brunelleschi o tanti altri artisti del genere, evidentemente NOn piace l'arte !
Perchè una cosa è dire "Io preferisco" X anzichè Y e sin qui nulla questio ma asserire "X chi è" ?
Non è la stessa cosa e comunque ar Califfo hanno anche dedicato una Piazza nella capitale Italiana dopo che negli anni 80 (Mi sembra 80), la università di New York gli conferì la laura ad Honorem in Filosofia per il testo "Tutto il resto è noia" !
Ma tornando ai suoi testi o meglio, a quelli che ha scritto per altri artisti beh, dobbiamo solo dirgli grazie e mentre ascoltiamo quei pezzi è bello pensare a lui;
Uno dei primi fu "E la chiamano estate" nel '65 per Bruno Martino ed anche questo testo è rimasto immortale;
Poi accadde che un certo Peppino di Capri contattò Califano perchè voleva parteciare a San Remo ma non riusciva a mettere insieme un testo valido;
Si incontrarono e Califanp gli chiese cosa avrebbe voluto cantare, Peppino gli rispose e dopo poco ebbe il testo di "Un grande amore e niente più" che vinse San Remo;
Un'altra volta Dario Baldan Bembo lo contattò perchè voleva fargli leggere tre testi, che autori diversi avevano scritto per Mia Martini;
Lui li lesse e li cestinò tutti e tre poi, chiese a Bembo quando avrebbe potuto parlare con Mimì e di li a poco, una mattina si incontrarono ad un bar di Roma, si misero a sedere fuori e Califano gli chiese quale fosse esattamnmente il messaggio che lei voleva diffondere con quella canzone;
Parlarono mezz'ora poi Califano gli diss ok, ti farò sapere.
Er Califfo andò a casa e dopo tre ore aveva composto "Minuetto" che fece giungere a Mimì via posta;
Mimì la lesse e si mise a piangere !
Tutto qui tranne che poi per lei scrisse anche (Dopo altro dialogo), "La nevicata del '56";
Ma è anche il caso di ricordare che "La Musica è finita" e "C'è una ragione di più" per Ornella Vanoni furono entrambe scritte da Califano;
Va beh, qui di seguito allego un filmato ove viene raccontata tutta la sua vita (Ed è ricompreso anche l'incontro con Mimì).
Era il '73 quando conobbi un ragazzo di Roma con il quale cantavamo per gioco tanti stornelli e lui mi disse:
"Ma lo conosci Califano" ?
Io avevo 15 anni e mezzo e risposi di no e lui mi disse:
Cercalo ed ascoltalo............................................
Ed è dall'epoca che non ho mai smesso di ascoltarlo quindi grazie sia ar Califfo che a quell'amico che me lo segnalò con il quale mi sento regolarmente ed ovviamente grazie anche all'amico che mi ha inviato questo filmato.
Franco Califano è riconosciuto dalla critica e dagli addetti ai lavori come un cantautore di prim'ordine, un poeta della "troppa vita" e un artista dalla profonda umanità, spesso oscurata dalla sua stessa immagine pubblica. [1, 2, 3, 4]
Ecco una sintesi dei giudizi più autorevoli e recenti sulla sua figura:
- Artista "Maudit" e Poeta della Borgata: Califano è descritto come un "cantautore maudit", un musicista leggendario capace di raccontare la vita di borgata e l'amore con una prospettiva unica, spesso accostata a una lettura pop del mondo pasoliniano.
- "Il Maestro" della Canzone Romana: Spesso definito "Il Califfo" o "Il Maestro", la sua arte è celebrata per l'autenticità e la capacità di raccontare l'autofiction prima ancora che diventasse di moda.
- Figura Complessa ed Edulcorata: Recenti analisi critiche, come quella di Cinematografo, evidenziano come le rappresentazioni mediatiche a volte edulcorino la sua figura, privandola di quella dimensione "spavaldamente oltraggiosa" che lo rendeva autentico.
- Umanità e Contraddizioni: La critica concorda nel riconoscere in lui un eroe "umanissimo", vittima e carnefice del proprio personaggio, segnato da eccessi, carcere (dal quale fu assolto "perché il fatto non sussiste") e una profonda inquietudine.
- L'Eredità Artistica: Nonostante i giudizi contrastanti sulla sua vita privata, la sua impronta musicale rimane solida, evocata anche in produzioni contemporanee che guardano alla tradizione romana. [1, 2, 3, 4, 5, 6, 7]
In sintesi, la critica tende a distinguere tra l'uomo "in volo" (perennemente in bilico) e l'artista raffinato, riconoscendo a quest'ultimo un ruolo di primo piano nella musica italiana del Novecento.
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I colleghi cantautori hanno sempre riconosciuto a Franco Califano uno straordinario talento di paroliere e una sensibilità poetica fuori dal comune, considerandolo un maestro nel raccontare la verità cruda della strada. Nonostante critiche occasionali per il suo stile di vita sregolato, la stima artistica è stata unanime. [1, 2]
I giudizi più significativi dei colleghi si concentrano su alcuni aspetti chiave:
- Il Maestro della Parola: Artisti come Francesco De Gregori e Vasco Rossi hanno più volte elogiato la sua abilità di scrittura. De Gregori ha definito L'ultimo amico va via una "grande canzone", mentre Rossi ha sempre ammirato la sua capacità di scavare nell'anima e di descrivere l'animo umano senza filtri.
- L'Autore per Eccellenza: Prima ancora di imporsi come solista, i colleghi lo consideravano il "fornitore" di capolavori per eccellenza. Ha scritto per giganti come Mina, Mia Martini (per cui ha firmato Minuetto) e Ornella Vanoni, scrivendo testi che parlavano di sentimenti veri e toccanti.
- La Visione di Venditti: Antonello Venditti ha spesso ricordato il "Califfo" come un cantautore capace di una lucidità disarmante, un poeta maledetto e malinconico che ha pagato il prezzo della sua trasparenza e di scelte di vita estreme.
- Le Lodi di Rino Gaetano: Rino Gaetano apprezzava molto la sua schiettezza e la capacità di rompere gli schemi in un ambiente musicale che lui stesso definiva a volte "troppo borghese". [1, 2, 3, 4, 5, 6]
Per comprendere appieno la figura del Califfo, com'era percepito nell'ambiente musicale e la sua abilità nel maneggiare le parole:
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Claudio Baglioni ha espresso una profonda stima per Franco Califano, definendolo un maestro in grado di raccontare la vita e le sue sfaccettature in modo unico. Ne ha elogiato l'intelligenza tagliente, la libertà espressiva e la capacità di immortalare l'esistenza con grande efficacia e sensibilità. [1]
I dettagli principali del loro legame includono:
- Stima artistica: Baglioni ha definito Califano, insieme a pochissimi altri, come l'unico capace di raccontare la vita in modo così veritiero ed efficace. Ha citato esplicitamente il brano La nevicata del '56 come esempio di questa maestria.
- Rispetto reciproco: I due cantautori nutrivano un affetto sincero. Quando Califano fu costretto agli arresti domiciliari (in seguito rivelatosi estraneo ai fatti), Baglioni andò a fargli visita privatamente nella sua villa a Primavalle per portargli compagnia.
- Omaggi musicali: In segno di ammirazione, durante uno dei suoi concerti, il "Califfo" volle inserire in scaletta un brano di Baglioni, I vecchi. [1, 2]
È possibile approfondire il pensiero di Baglioni leggendo il ricordo dedicato al Maestro pubblicato sull'archivio ufficiale di Franco Califano e l'intervista sul cantautorato rilasciata a Rolling Stone Italia.
I colleghi cantautori hanno sempre riconosciuto a Franco Califano uno straordinario talento di paroliere e una sensibilità poetica fuori dal comune, considerandolo un maestro nel raccontare la verità cruda della strada. Nonostante critiche occasionali per il suo stile di vita sregolato, la stima artistica è stata unanime. [1, 2]
I giudizi più significativi dei colleghi si concentrano su alcuni aspetti chiave:
- Il Maestro della Parola: Artisti come Francesco De Gregori e Vasco Rossi hanno più volte elogiato la sua abilità di scrittura. De Gregori ha definito L'ultimo amico va via una "grande canzone", mentre Rossi ha sempre ammirato la sua capacità di scavare nell'anima e di descrivere l'animo umano senza filtri.
- L'Autore per Eccellenza: Prima ancora di imporsi come solista, i colleghi lo consideravano il "fornitore" di capolavori per eccellenza. Ha scritto per giganti come Mina, Mia Martini (per cui ha firmato Minuetto) e Ornella Vanoni, scrivendo testi che parlavano di sentimenti veri e toccanti.
- La Visione di Venditti: Antonello Venditti ha spesso ricordato il "Califfo" come un cantautore capace di una lucidità disarmante, un poeta maledetto e malinconico che ha pagato il prezzo della sua trasparenza e di scelte di vita estreme.
- Le Lodi di Rino Gaetano: Rino Gaetano apprezzava molto la sua schiettezza e la capacità di rompere gli schemi in un ambiente musicale che lui stesso definiva a volte "troppo borghese". [1, 2, 3, 4, 5, 6]
Per comprendere appieno la figura del Califfo, com'era percepito nell'ambiente musicale e la sua abilità nel maneggiare le parole:
Claudio Baglioni ha espresso una profonda stima per Franco Califano, definendolo un maestro in grado di raccontare la vita e le sue sfaccettature in modo unico. Ne ha elogiato l'intelligenza tagliente, la libertà espressiva e la capacità di immortalare l'esistenza con grande efficacia e sensibilità. [1]
I dettagli principali del loro legame includono:
- Stima artistica: Baglioni ha definito Califano, insieme a pochissimi altri, come l'unico capace di raccontare la vita in modo così veritiero ed efficace. Ha citato esplicitamente il brano La nevicata del '56 come esempio di questa maestria.
- Rispetto reciproco: I due cantautori nutrivano un affetto sincero. Quando Califano fu costretto agli arresti domiciliari (in seguito rivelatosi estraneo ai fatti), Baglioni andò a fargli visita privatamente nella sua villa a Primavalle per portargli compagnia.
- Omaggi musicali: In segno di ammirazione, durante uno dei suoi concerti, il "Califfo" volle inserire in scaletta un brano di Baglioni, I vecchi. [1, 2]
È possibile approfondire il pensiero di Baglioni leggendo il ricordo dedicato al Maestro pubblicato sull'archivio ufficiale di Franco Califano e l'intervista sul cantautorato rilasciata a Rolling Stone Italia.
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Dario Baldan Bembo parla di Franco Califano ricordandolo come il co-autore e "il mago" dietro all'indimenticabile brano Minuetto, portato al successo da Mia Martini nel 1973. Baldan Bembo ha composto la melodia, ma è stato il testo di Califano a trasformare la canzone in un capolavoro senza tempo. [1, 2, 3]
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QUANDO SCOPRI', ISTRUI' E FINANZIO' UN GRUPPO DI RAGAZZI AI QUALI
ASSEGNO' IL NOME DI "RICCHI E POVERI"
https://www.youtube.com/shorts/Ps-jbKvbWxc
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I Ricchi e Poveri devono la loro stessa esistenza a Franco Califano. Fu il celebre cantautore romano a scoprirli negli anni '60 e a inventare il loro nome, coniando la storica battuta: "Voi siete ricchi di spirito, ma poveri di tasca", dopo averli visti mangiare un panino in auto per non sfigurare davanti agli inviti a cena che offriva loro. [1, 2, 3]
Il legame tra il gruppo e il "Califfo" è sempre stato molto profondo, fatto di gratitudine, affetto sincero e stima artistica. [1]
Il Ricordo di Angela e Angelo
In diverse interviste, Angela Brambati e Angelo Sotgiu (i componenti rimasti della formazione storica) hanno ricordato la figura di Califano come un vero e proprio mentore. Oltre ad averli lanciati artisticamente, ne apprezzavano l'umanità e la generosità: agli esordi, quando erano agli inizi e senza grandi disponibilità economiche, Califano li portava spesso a mangiare fuori e offriva sempre tutto lui. [1, 2]
Lo hanno definito una persona dotata di una grande intelligenza, un artista fuori dagli schemi e un poeta di strada, capace di unire una vita sregolata a una sensibilità artistica inarrivabile. Il loro affetto per lui è rimasto immutato nel tempo e lo considerano, a tutti gli effetti, il primo vero scopritore del loro talento e il principale artefice del loro debutto nel mondo della musica. [1, 3]
L'aneddoto del nome
Il nome "Ricchi e Poveri" è nato proprio da una riflessione di Califano. Il produttore notò che i membri del gruppo uscivano a cena insieme, ma si tiravano indietro per non far pesare le spese. Una sera decise di seguirli e li sorprese a mangiare un panino in auto. Da lì la sua celebre esclamazione: "Ho capito tutto: siete ricchi di spirito, ma poveri di tasca". Nacque così l'idea di chiamarli "Ricchi e Poveri", un nome che avrebbe fatto la storia della musica italiana. [1, 2]
Per ascoltare direttamente il racconto di Angelo e Angela su come nacque il loro nome grazie all'intuizione e all'aneddoto di Franco Califano:
La nascita di Minuetto
Il brano nacque inizialmente su una melodia complessa scritta da Baldan Bembo. Dopo diversi tentativi falliti con altri autori, fu coinvolto Franco Califano. Il cantautore romano riuscì a cucire addosso a Mia Martini parole struggenti e un'identità precisa, creando una vera e propria "poesia disperata d'amore". [1, 2]
Il ricordo umano e artistico
Nelle sue interviste, Baldan Bembo descrive Califano come un grande professionista e un uomo che amava profondamente la vita. A suo dire, questa passione viscerale di Califano derivava anche dalla consapevolezza della sua fugacità, alimentando in lui il bisogno costante di incontrare e ascoltare le persone per trarre ispirazione per i suoi testi.
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l'ANIMO GENTILE di Califano, non gli fece mai dimenticare il suo quartiere ed i ragazzi di strada, bisognosi o comunque poco abbienti, infatti con i suoi primi guadagni, per loro costruì un centro sportivo al fine di aiutare di fatto coloro che avevano bisogno:
"Franco Califano fu presidente della squadra di calcio del quartiere, il Tanas Primavalle, nei primi anni '80 (indicativamente tra il 1980 e il 1983), per poi assumere anche la presidenza del Torrevecchia (sempre nella zona di Primavalle) nel corso degli anni '80 e '90.Il cantautore, che per molto tempo ha abitato nel quartiere (nella celebre zona di via Sisto IV), era da sempre molto legato a questa realtà, tanto da dedicare anima e corpo alla valorizzazione dello sport e del calcio di borgata. Il Tanas fu per lui un'esperienza molto sentita, al punto che ne parlò anche nel suo libro dedicato proprio alla squadra"
https://www.facebook.com/primavalleinrete/posts/franco-califano-presidente-di-calcio-a-primavalle/1313401285752507/
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Franco Califano ha scritto per Mina i testi dell'intero album intitolato Amanti di valore, pubblicato nel 1973 (con le musiche composte da Carlo Pes). [1, 2, 3]
I brani inclusi nel disco sono:
Oltre a questo storico concept album, Califano ha firmato il testo in italiano di Un'estate fa (adattamento del brano francese Une belle histoire), che Mina ha reinciso magistralmente nel 1990, e il brano Un tempo piccolo, un altro dei suoi grandi successi reinterpretato anche dalla cantante. [1, 2, 3, 4]
Puoi ascoltare e scoprire le tracce dell'album sul catalogo di Apple Music.
"Franco Califano fu presidente della squadra di calcio del quartiere, il Tanas Primavalle, nei primi anni '80 (indicativamente tra il 1980 e il 1983), per poi assumere anche la presidenza del Torrevecchia (sempre nella zona di Primavalle) nel corso degli anni '80 e '90.Il cantautore, che per molto tempo ha abitato nel quartiere (nella celebre zona di via Sisto IV), era da sempre molto legato a questa realtà, tanto da dedicare anima e corpo alla valorizzazione dello sport e del calcio di borgata. Il Tanas fu per lui un'esperienza molto sentita, al punto che ne parlò anche nel suo libro dedicato proprio alla squadra"
https://www.facebook.com/primavalleinrete/posts/franco-califano-presidente-di-calcio-a-primavalle/1313401285752507/
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